Helvetica, indispensabile per vivere?

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Che questa font sia tra le più apprezzate, non solo da grafici e disegnatori, non sarò sicuramente io a dirlo. Personalmente l’Helvetica si colloca tra le mie apprezzate, preferite e più utilizzate.
In questo post voglio riportare una storia molto simpatica, che mi ha fatto sorridere e, al tempo stesso, riflettere sull’importanza delle font in ciò che ci circonda.

<<Qualche anno fa, il newyorkese Cyrus Highsmith rischiò la vita cercando di trascorrere una giornata senza l’Helvetica. Essendo un disegnatore di caratteri, sapeva che sarebbe stata un’impresa ardua. Ogni volta che avesse visto qualcosa di scritto in questo carattere, avrebbe dovuto distogliere lo sguardo. Non avrebbe preso mezzi di trasporto con indicazioni in Helvetica né acquistato prodotti con etichette in Helvetica. Probabilmente avrebbe dovuto raggiungere New York City a piedi dai sobborghi, e magari digiunare per tutto il giorno.
I guai iniziarono appena scese dal letto. Quasi tutti i suoi vestiti avevano le istruzioni per il lavaggio scritte in Helvetica, e Highsmith faticò a trovare qualcosa da mettersi addosso; alla fine optò per una vecchia T-shirt e un’uniforme dell’esercito. A colazione bevve tè giapponese e mangiò frutta, rinunciando al solito yogurt (etichetta in Helvetica). Non poté leggere il New York Times perché le sue classifiche contenevano il carattere incriminato. La metropolitana era fuori questione, anche se, con suo sollievo, Highsmith trovò un autobus immune all’Helvetica.
Per pranzo pensò di fare una puntatina a Chinatown, ma dovette cambiare ristorante perché il primo in cui entrò aveva un menù dall’aria familiare. Al lavoro si era premunito cancellando in anticipo l’Helvetica dal computer, ma ovviamente non poté navigare in Internet. Rincasò in ritardo perché non aveva potuto consultare gli orari dell’autobus, e dovette essere molto selettivo con i soldi, perché l’Helvetica ingentilisce le nuove banconote dei dollari americani. Inevitabilmente, il carattere, compariva anche sulle carte di credito. Quella sera, Highsmith avrebbe voluto guardare la tv, ma i tasti del telecomando erano accompagnati da diciture in Helvetica. Così lesse Il lungo addio di Raymond Chandler, composto in Electra.
Dopo quella giornata di astinenza, l’uomo si pose un interrogativo filosofico: “I caratteri sono indispensabili per vivere?” La risposta, naturalmente, è no, non nel modo in cui lo sono il cibo e l’acqua. Ma l’Helvetica è indispensabile per muoversi in un ambiente urbano contemporaneo? in questo caso, rispondere è più difficile.>>